Vini naturali fuori dal comune: il Serragghia Bianco di Giotto Bini

Published on: feb 04 2013 by Giuseppe

SerragghiaScritto da Giuseppe

Quello di Gabrio Bini non è un Moscato di Pantelleria (Zibibbo) qualsiasi e questo non perchè sia vinificato secco nè perchè è vinificato in anfore interrate e neanche perchè non vi è solforosa aggiunta. Il Serragghia Bianco è il simbolo di un modo di vivere, concentrato di un territorio e della sua cultura, sintesi estrema del concetto di “naturalità del vino”.

Ottenuto da agricoltura biodinamica, nessun utilizzo di chimica nè in vigna nè in cantina, zero solfiti aggiunti, nessuna chiarifica, nessuna filtrazione, nessun lievito selezionato.

Nell’ultimo periodo si sta parlando molto della questione dei vini cosidetti “naturali”, nascono anche discussioni accese e conseguenti fazioni opposte, i naturalisti  da una parte e i convenzionalisti dall’altra, per alcuni il vino “naturale” è solo una moda del momento, un onda da cavalcare, per altri è una scelta compiuta in tempi non sospetti a testimonianza di un modo di essere e di concepire la vita quindi anche il vino, per altri ancora è divenuta un’ossessione.
Ho sentito gente (parecchia) dire che “i vini naturali puzzano”, e per alcuni è vero, credo che come anche nei convenzionali, ci siano vini buoni e vini cattivi. C’è l’abito realizzato su misura dal sarto a confronto con l’abito dell’industria manifatturiera, ci sono sarti più bravi e sarti meno bravi, poi ci sono quelli straordinari ed è tutt’altra storia.

Giotto Bini ha sintetizzato attraverso il Serragghia Bianco sole, terra, vento e profumi della Sicilia allo stato liquido, dal colore giallo intenso quasi ambrato, al naso è strabordante, inebria con profumi floreali e fruttati, accenni mielosi ed erbacei, ventaglio aromatico spaventoso, in bocca ci si aspetterebbe un discreto residuo zuccherino ed invece eccolo secco, dritto, piacevolissimo, torna prepotente il bouquet aromatico e chiude lunghissimo e piacevolmente tannico.

Serragghia bianco è l’evoluzione nel bicchiere, un vino “vivo”, strabiliante per metamorfosi, emozionante per i suoi contrasti estremi, scioccante.

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