Le PETTOLE, profumo di Natale.

Published on: Dic 08 2009 by Angela

PettoleOggi è la Festa dell’Immacolata e, in aggiunta, è anche il compleanno di mia suocera.  Sapete che significa? Che si mangiano le PETTOLE! E che…arrivano le feste!

Manca, infatti, ormai poco a Natale e la mia impazienza comincia a farsi sentire: c’è qualcosa nell’aria che mi riporta a lunghe tavolate festose, con le persone che si amano, risate, scherzi, infinite tombolate, giochi di carte, bambini che salgono sulle sedie e recitano le poesie imparate a scuola… Immagini stupende accompagnate da ricordi sui profumi e i sapori natalizi: pasti infiniti, tra orecchiette, funghi cardoncelli, legumi, agnello, pesce, dolci e altro ancora, fino a scoppiare.  Il Natale materano, però, non può non iniziare dalle PETTOLE, quelle frittelle di pasta lievitata tipiche dell’area materana ma, soprattutto della Puglia.  D’altronde, noi materani condividiamo molte tradizioni con i nostri cugini pugliesi, essendo a 15 kilometri dal confine.

Molte sono le leggende sull’origine delle pettole, che probabilmente prendono il loro nome dalla parola latina “pitta” che significa “piccola focaccia”.  Una di queste narra di un’umile donna di Taranto che, mentre preparava il pane per il Natale, sentì un gran baccano proveniente dalla finestra.  Incuriosita, si affacciò e vide un corteo di zampognari sfilare per le vie della città: una tentazione troppo forte per la massaia, che decise di scendere in strada e partecipare alla sfilata dimenticandosi totalmente del pane.  Al suo ritorno la donna trovò la pasta del pane eccessivamente lievitata: il pane non si poteva più preparare e le dispiaceva molto buttar via tutto quel ben di Dio.  Decise, allora di spezzettare la pasta e di gettarla nell’olio bollente: improvvisamente l pasta si gonfiò e, così, nacquero per puro caso le pettole.

Una versione simile invece narra che fu San Francesco d’Assisi a distrarre la massaia mentre passava dalla finestra di casa sua.

Si dice, ancora, che la donna stesse chiacchierando con una vicina quando si accorse che la pasta era ormai troppo lievitata per preparare il pane.

Insomma, tante dicerie…

Una cosa però è certa: senza le pettole il Natale non sarebbe lo stesso!  Sono morbide, gustose e anche molto simpatiche da vedere: ancora oggi ci divertiamo a vedere che forma prendono i pezzetti di pasta nell’olio bollente.  Da piccola mi divertivo molto a creare delle forme con la pasta e a friggerli sperando che resistessero alla cottura.

È un piacere, per me, mangiarle molto piccole, magari davanti ad un camino acceso con amici e parenti: sono buonissime sia da soli oppure avvolti nello zucchero…uno spettacolo per le papille gustative.

Come si fanno?

Ecco la ricetta della nonna delle pettole (o, come dice lei in dialetto strettamente materano “u’ pattl”):

  • 800g di farina di semola rimacinata di grano duro;
  • 200g di farina di grano tenero;
  • 1 lievito di birra;
  • 1 cucchiaio di sale;
  • acqua q.b.

Prima di fare qualsiasi altra operazione bisogna innanzitutto rilassarsi, dato che l’impasto è abbastanza impegnativo.

Come banco di lavoro io utilizzo una tavola di legno perché è abbastanza ruvida e non permette all’impasto di scivolare troppo, consentendone una migliore lavorazione.

Metto dell’acqua in una pentola e la faccio riscaldare appena, ci verso il cucchiaio di sale, aspetto che si sciolga e la poggio sulla mia tavola di legno, per averla sempre a portata di mano.  Adesso prendo la farina, sia quella di grano duro che quella di grano tenero, e la poso sulla tavola, creando una sorta di vulcano, ossia, creando un buco al vertice della montagna di farina.  Qui ci sbriciolo il lievito di birra e un po’d’acqua salata: da qui in poi inizia l’impasto.  Questa fase si deve trasformare in un vero e proprio “incontro di pugilato”: l’impasto deve essere girato e rivoltato, Frittura di Pettolecon dei piccoli pugni qui e là.  Di tanto in tanto, immergo le mani nella pentola prendendo dell’acqua che andrò ad unire all’impasto per ammorbidirlo e lavorarlo meglio.

P.S.: l’impasto fatto a mano garantisce dei risultati impensabili per un impasto fatto a macchina.

Terminato l’impasto (che deve essere molto morbido, molto più di quello per la pasta!), lo metto in una ciotola per consentirgli di lievitare.  L’impasto deve stare al caldo, per cui la nonna mi consiglia di chiudere la ciotola con un coperchio e di metterci su un paio di coperte di lana.  Ah, dimenticavo un accorgimento importantissimo: io prima di chiudere il coperchio, bagno la superficie dell’impasto con dell’olio extravergine d’oliva in modo tale da evitare la formazione di croste.

Lascio riposare l’impasto per circa due ore; di tanto in tanto vado a controllare perché l’impasto è pronto quando appaiono delle grosse bolle d’aria in superficie.

A questo punto in una padella a fondo molto alto verso abbondante olio extravergine d’oliva: la nonna mi dice di mettere anche un po’ d’olio di semi in quanto utilizzando solo l’olio d’oliva vengono troppo “rosse” e non dorate.  In questo, però, non seguo il consiglio perché odio l’olio di semi e sono convinta che l’olio extravergine mi darà buoni risultati.

Le PettoleArriva il momento della frittura: l’olio è bollente e quindi posso procedere.  Dall’impasto creo dei pezzi irregolari di pasta e li immergo delicatamente nell’olio bollente.  Aspetto che si gonfino e che raggiungano la giusta doratura e poi li metto in un piatto con della carta assorbente.  Che belle e…come sono invitanti!

Questa è la ricetta materana delle pettole, perché in Puglia nell’impasto vengono aggiunte le patate, e vengono inoltre arricchite con acciughe, nella versione salata, oppure dell’uva passa nella versione dolce.

A me piacciono molto anche cosparse di zucchero, proprio come suggerisce Ornella di Ammodomio nella sua ricetta tarantina che trovate qui, a dir poco spettacolari!!!!

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13 Comments to “Le PETTOLE, profumo di Natale.”

  1. jerry ha detto:

    Ma io questi li conosco!!! :-D

    Non sapevo che si chiamassero Pettole :-D

    Mi spiego.

    In Sicilia (Messina) vengono fatte per la ricorrenza della festa del papà (+o-) e si chiamano “Sfinci”.

    Mia madre li prepara poi li separa, una parte senza zucchero, una parte con lo zucchero sparso sopra che poi però li rende un po appiccicosi, un’altra parte tagliate a metà e farcite con della ricotta e spolverate di zucchero (non zucchero a velo).

    Sono stato al Van Gogh Museum di Amsterdam diverso tempo fa e dall’altra parte della strada c’era un chiosco che vendeva proprio delle sfiziosità “uguali” a queste e ne ho mangiata una o due.

    Sono molto nbuone :-)

    Saluti

    jerry

  2. Angela ha detto:

    Può darsi…non sapevo di una variante di pettole per la festa del papà!
    Ma devono essere buone anche quelle della tua mamma, soprattutto quelle con la ricotta…mmmm…gnam gnam!!!

  3. anna maria ha detto:

    Eh si, le “pittule”, come dice Salvatore, il mio amico barese, di San Giuseppe!
    Bene, sono riuscita a venirti a trovare. Complimenti per il tuo lavoro. A presto!

  4. Angela ha detto:

    Grazie mille davvero Annamaria!

  5. Tania ha detto:

    Che buone che sono! Dalle mie parti (sono irpina), le facciamo con la farina bianca e le chiamiamo zeppole! La vigilia di Natale sono d’obbligo ed è come dici, l’associazione con le feste è inevitabile!

  6. Angela ha detto:

    Ciao Tania, qui invece, le zeppole sono dei dolci con crema e amarena e si fanno a S. Giuseppe, quindi a Marzo…guarda un’pò quante differenze a pochi km di distanza!
    Grazie per essere passata di qui, a presto!

  7. sirial ha detto:

    le pettole sn molto piu buone senza patate lesseeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

  8. asia ha detto:

    ke buone ke sn le pettole senza patate lesse sono sqisitamente divineeeeeeeeee.!!!

  9. silivia moscati ha detto:

    mi date la ricetta edelle pettole della basilicata senza patate lesse………?????????????????????????????????????????????????????????????? ciaooooooooooooooooooooo

  10. Angela ha detto:

    @Sirial e Asia : concordo pienamente! A me le pettole piacciono senza patate!!!

    @Silvia Moscati: la mia ricetta NON contiene le papate lesse, per cui, se vuoi, segui la mia! :)

  11. simone ha detto:

    la pettole qunt so bon

  12. lina ha detto:

    tni rasciaun

  13. […] come la Basilicata e la Puglia, non possono mancare le famigerate Pettole.  Vi ho già dato la mia Ricetta delle Pettole ben tre anni fa’ (’mmazza come vola il […]

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