I 10 prodotti che non possono mancare sulle tavole dei buongustai (almeno a Natale)

Published on: dic 06 2010 by Giuseppe

Scritto da Giuseppe

C’è chi li chiama gourmand, chi gastrofanatici, bungustai, per altri sono semplicemente amanti della buona tavola, sono persone per le quali sedersi a tavola è un emozione, vogliono scoprire, sperimentare, provare, sono curiosi, per loro il cibo non è un bisogno ma un piacere, loro non si cibano per vivere, ma vivono per cibarsi. Proprio ora che arrivano le grandi feste, arrivano i grandi cenoni, pranzi e cene interminabili, seduti a tavola per ore magari davanti al caminetto con amici e parenti e quale miglior occasione per scoprire e far scoprire ai propri commensali nuovi cibi, chicche enogastronomiche introvabili di cui essere fieri scopritori? Per i gourmand questi sono momenti unici di vero godimento, per questo vogliamo suggerirvi alcuni prodotti che devono essere sulle vostre tavole (almeno a Natale).

1 – Ceci Neri – Una varietà rarissima, sono coltivati esclusivamente in Puglia sopratutto in area murgiana, un fazzoletto di terra CeciNeria cavallo tra Puglia e Basilicata che comprende i comuni di Altamura, Santeramo, Gravina in Puglia e Matera. Molto più “farinosi” e saporiti rispetto ai più classici ceci bianchi, vanno ammollati per 48 ore prima della cottura. Scenografici.



2 – Peperoni Cruschi – Forse avete già sentito parlare di questi particolari peperoni, si tratta di un particolare ecotipo PeperoniCruschi“Peperone di Senise IGP Basilicata” sono dolci, non piccanti, dalla forma stretta e allungata, possiedono pochissima polpa (quasi nulla), vengono fatti essiccare al sole e poi leggermente “scottati” in olio, la leggera frittura li rende croccantissimi come fossero patatine fritte, si usa mangiarli come aperitivo o sbriciolati su pasta in bianco, patate lesse, uova fritte e baccalà. Spettacolari.


3 – Pane di Matera IGP – Si lo sà che quando si dice pane si intende il più famoso e conosciuto pane di Altamura, ma quello di PaneMatera IGP è quanto di più buono, i forni possano tirar fuori. Prodotto in maniera assolutamente artigianale, il disciplinare di produzione prevede l’utilizzo di sole semole lucane, di cui 30% semola rimacinata Senatore Cappelli, oltre a lievito madre naturale ottenuto dalla macerazione di frutta di stagione. Nella classica forma a “cornetto” che richiama i Sassi di Matera che sviluppa più crosta è il Re tra i prodotti da forno in Italia. Shelf-life 7 giorni, ma potete anche congelarlo e mangiarlo fragrante quando volete. Con un filo di olio extravergine o con dei pomodorini o con qualsiasi cosa, anche da solo è un’esperienza da provare assolutamente. Unico.

4 – Melanzana Rossa – Non sono geneticamente modificate, si tratta di una melanzana anticamente importata dall’Etiopia dai MelanzanaRossasoldati lucani che ora trova il suo habitat naturale in provincia di Potenza, esattamente a Rotonda. Piccola, rosso-arancione e con le gobbette, sembra quasi un pomodoro, invece una melanzana a tutti gli effetti. Profumo intenso e fruttato che ricorda il fico d’india, al gusto risulta leggermente piccante, bassissimo contenuto di acido clorogenico, il responsabile dell’imbrunimento della polpa, questo vuol dire che a differenza delle classiche melenzane, queste non anneriscono dopo il taglio. Il suo utilizzo più classico è sott’olio o sottoforma di crema, per degli antipasti colorati e saporiti. Appariscente.

5 – Caciocavallo Podolico – Definito da più parti il miglior formaggio d’Italia, si tratta di un caciocavallo da 100% latte di Podolicovacche podoliche, una razza bovina un tempo predominante in tutta la penisola, ora invece ridotta a circa 20.000 esemplari solo nell’appennino meridionale. Le ragioni principali sono due: produce poco latte (anche se di straordinaria qualità) e, per la sua caratteristica rusticità, deve essere allevata necessariamente allo stato brado. Eppure va assolutamente salvaguardata, perché è un presidio naturale del territorio e poi perché i formaggi che si ricavano dal suo latte sono eccellenti. Il latte di vacca podolica è ricco di acidi grassi omega3 e omega6, tra cui l’acido linoleico coniugato che in sigla è noto come CLA. Questo acido grasso avrebbe un ruolo fondamentale nell’ottimizzare il metabolismo cellulare, riuscirebbe quindi, ad allontanare il rischio dell’insorgenza di neoplasie e malattie cardiovascolari. Sentori di erbe sfalciate, di fiori, di vaniglia e spezie ne fanno uno dei formaggi stagionati più aromatici del nostro Paese. Il Caciocavallo Podolico stagiona in grotte di tufo. Presidio Slow Food. Stratosferico.

6 – Miele al Tartufo Bianco – Abbinato al Caciocavallo Podolico può dare luogo ad un orgasmo per le papille gustative. MieleTartufoDivino.




7 – Pezzente della Montagna Materana – Pezzente vuol dire poveraccio, si tratta di quella che in antichità era ritenuta la Pezzentesalsiccia dei poveri, ottenuta dalle parti meno nobili del maiale, ora si và via via riscoprendo e valorizzando, molto più profumata e saporita della classica salsiccia stagionata. Può essere usata come companatico, da mangiare a fette col pane o per insaporire minestre di verdure e sughi, avranno un aroma ed un sapore eccezionale. Presidio Slow Food. Saporitissimo.


8 – Vincotto – Ottenuto dalla cottura del mosto delle uve Negroamaro e Malvasia Nera, raccolte dopo l’appassimento sulla Vincottopianta di circa 30 giorni. Il mosto dopo la cottura, ridotto ad un quinto del volume iniziale, è riposto in botti di rovere per quattro anni. E’ un esaltatore naturale di sapori, non presenta alcool né zucchero aggiunto, non contiene coloranti né conservanti. Risulta, inoltre,  altamente nutrizionale ed anche terapeutico; infatti è ricchissimo di polifenoli, gli antiossidanti naturali. Dal colore scuro e sapore dolce può essere usato come condimento per qualsiasi pietanza, dalle carni alle insalate e, soprattutto, sui dolci. Da provare sul panettone o sulle cartellate. Golosissimo.

9 – Fagioli di Sarconi IGP – Si tratta di fagioli particolari, di qualità superiore, imparagonabili ai classici fagioli da banco. Circa 20 Fagiolisono le varietà che rientrano nel disciplinare di produzione dei fagioli di Sarconi IGP Basilicata, divisi in 2 categorie: rampicanti e non. Dalle bucce coloratissime, marrone, verde, rosso, tigrati, zebrati sono anche un bel vedere nel piatto, ma la loro caratteristica principale resta il sapore davvero speciale. Speciali.


10 – Aglianico del Vulture – Per molti è il Barolo del Sud, per noi è l’Aglianico del Vulture, si perchè questo vino merita di Aglianicobrillare di luce propria. Per molti anni è stato usato per sopperire alle richieste dei vini toscani molto più blasonati, da circa 20 anni a questa parte i viticoltori lucani hanno capito le potenzialità dei loro vigneti e hanno iniziato ad imbottigliare, da pochissimo è stata ottenuta la docg, le prime etichette saranno sul mercato nel 2015, per ora è doc. Vino importante, austero, strutturato, vino da grande invecchiamento. Ottimo su selvaggina, arrosti e piatti succulenti. Non è un “vinello”, se siete abituati a bere vino in brick o roba da € 3,00 lasciate perdere, l’Aglianico del Vulture è un vino travolgente. Emozionante.

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