Il cibo è patrimonio culturale. Focus sul Salento gastronomico.

Published on: ott 24 2014 by Giuseppe

La gastronomia è un punto su cui l’uomo, in genere, ha un debole a meno che non si sia sottoposti a regimi dietetici di sorta. Si sguainino, dunque, le buone forchette scintillanti come spade e bramose di inforcare il piatto, o il suo contenuto, lì dinanzi.

Ad ogni latitudine c’è una pietanza tipica, un qualcosa di imperdibile. E quando ci si reca nel posto la fama di quel piatto è così riconosciuta da essere un highlight sui cartelli del menu fuori dai locali.
In Italia abbiamo la fortuna di contare, per ogni regione e città, un patrimonio gastronomico ricchissimo e degno di silenziare anche un critico esigente come Anton Ego, il temuto personaggio di Ratatouille. Vuoi andare a Napoli e non mangiare la pizza o la piada in Emilia Romagna? Non vorrai esser considerato un matto, spero.

GuidaSalento
Oggi portiamo la lente gastronomica sulla Puglia e in particolare sulla sua punta, quel tacco che termina con Finibus Terrae, a Santa Maria di Leuca: il Salento.
Per chi la conoscesse benissimo o pochissimo, riteniamo che approfondire o svelare le bontà gastronomiche di questo lembo di terra possa essere molto interessante.

Del Salento tornano alla mente i tre simboli di sole, mare e vento ma, andando aldilà, possiamo dire che in questa terra, dominata da campagna e mare, il culto del cibo è cosa indiscussa, qui regnano gli ortaggi, le verdure, i legumi ma anche carne e pesce.
Il Salento è famoso per le sue sagre, momenti di convivialità in piazza, dove la musica accompagna il lavoro operoso di signori e signore che agli stand servono cibi tipici, una dicitura che vuol dire tante cose e in cui convergono: polpette, pucce, pitte, peperoni arrostiti o in agrodolce, melanzane in ogni versione, pittule, pasticciotti e spumoni.

È divertente come in fila si attende il proprio turno senza batter ciglio e fermamente convinti che di lì a poco la pancia, facendosi capanna, ringrazierà e molto.

Il cibo ha il potere di farci scoprire nuovi gusti e aprire a nuovi mondi e culture, è un momento importante, quello legato al suo consumo (pranzo o cena), per la convivialità che vi va di pari passo e per l’energia positiva che sprigiona. Dite la verità, dopo un dolce al cioccolato non vi sentite felici? Dopo aver mangiato qualcosa di salato, come un rustico leccese, non vi sentite l’umore sollevato?

Di buono il Salento ha tanti piatti ma volendone elencare alcuni, sicuramente tra le prime posizioni figurano le fave nette e cicoriette selvatiche in tutto il loro essere agresti e semplici, il quasi mare e monti de “lu purpu alla pignata”, ricetta nella quale le signore patate donano corposità e morbidezza al polpo, cotto nella pentola di terracotta, poi i “ciceri e tria” (ceci e pezzi di pasta fritta), la “scapece”. Insomma, tanta acquolina (sì, non potete risparmiarne!).
Per quanto riguarda lo street food, il Salento propone la puccia (pane imbottito con ciò che volete, più è pieno più è buono), il rustico leccese, senza contare la frisa e i tantissimi dolci come il pasticciotto, lo spumone, la cupeta, i mustazzoli.
La carrellata sopra avrà inorgoglito, per il bagaglio culturale acquisito, chi già sa tanto sul Salento ma avrà incuriosito anche chi deve ancora approfondire o prepararsi ad un prossimo soggiorno in queste zone.
Ecco un’infografica d’approfondimento redatta da Nelsalento sulla gastronomia salentina con qualche accenno ai vini locali.

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Filed under: Specialità enogastronomiche pugliesi

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