La lucanica cotta nella cenere: un’esplosione di profumi antichi!

Published on: Feb 03 2010 by Angela

Lucanica cotta nella cenereSabato scorso ero con lui (ovviamente), fuori faceva freddissimo, le previsioni parlavano di neve…. E, sebbene alla fine neve non ne abbiamo vista, la temperature esterna era davvero glaciale.  E poi, a casa sua c’era il camino acceso…uno scenario irresistibile.  Forse vi starete chiedendo “Ma come, a 26 anni resti a casa il sabato sera”?  Beh, vi dirò, non sono diventata una pantofolaia ma quando ci si trova in un ambiente così caldo, suggestivo, con la persona che si ama ed una famiglia accogliente, poco mi interessa se il sabato sera non lo trascorro in discoteca.

Eravamo indecisi sulla cena, di solito il sabato c’è la pizza (la mia dieta la prevede almeno un giorno a settimana!) ma, dopo averci pensato un pochetto Giuseppe chiede al padre: “Papà, ma perché non facciamo la lucanica sotto la cenere, proprio come la faceva nonno?” Io, un po’ stupita gli chiedo a cosa si riferisca, e lui mi racconta che quando suo nonno era ancora in vita e andava a trovarlo, gli faceva trovare per cena la lucanica dolce o piccante avvolta in carta d’alluminio e cotta nella cenere ancora rovente del camino.  In questo modo la lucanica prendeva dei profumi unici ed inimitabili.

Devo dire che il suo racconto appassionato e commosso mi ha convinta! Ovviamente nel nostro frigo non manca mai la lucanica, la favolosa salsiccia lucana conciata con semi di finocchio di cui vi avevo già parlato qui.

Resto a guardare ammirata mentre Vito (mio suocero! ;)) si mette all’opera.  Non è una vera e propria ricetta, ma soltanto un modo diverso per mangiare la lucanica. Essa non deve essere fresca ma leggermente stagionata: questa va benissimo per questo tipo di cottura dato che non è eccessivamente stagionata.  Le quantita? Beh, dipende dalla vostra fame, ne potete fare quanta ne volete.

Prendete dei pezzi di lucanica e, senza togliere il budello, avvolgetela in carta d’alluminio.  Copritela di cenere e posizionatela vicino al fuoco.  Lasciate cuocere per circa 10/15 minuti, trascorsi i quali potete liberare la salsiccia dalla cenere, tagliarla obliquamente a striscie e servire.Sequenza lucanica nella cenere

Attenzione con la cottura! Non la togliete troppo presto come abbiamo fatto noi: andava cotta un paio di minuti in più, siamo stati troppo frettolosi…arrivava un profumo!!!!

Vedrete che esplosione di profumi che verrà fuori perchè la cenere conferisce alla lucanica degli aromi inaspettati, particolari ed unici che ben si sposano con il tocco di freschezza dato dai semi di finocchio.  Vi sembrerà di essere tornati indietro di 50 anni!

Non so voi ma per me è commovente parlare di queste tradizioni perchè sono bellissime e ti fanno davvero riscoprire un mondo ormai perduto che va rivalorizzato!

Con questa ricetta partecipo alla raccolta lanciata da INFUSIONE.

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Filed under: Ricette, Specialità enogastronomiche lucane
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13 Comments to “La lucanica cotta nella cenere: un’esplosione di profumi antichi!”

  1. Cuochella ha detto:

    sono pienamente d’accordo con te quando ti sento scrivere con tanto entusiasmo delle ricette tradizionali, andrebbe davvero rivalorizzato!
    sai quando facevo gli scout anche noi cucinavamo così la salsiccia, ora non so se era la salsiccia in se, se era la cenere…o se era la fame da lupi..ma ricordo il sapore di quella salamella quasi con commozione per quanto era buono!!!

    uffa…peccato che non ho un camino :(

  2. Angela ha detto:

    Io quando cercherò casa, un requisito essenziale sarà proprio il camino! Se non c’è non la tengo neanche in considerazione! Mi piace troppo….;)

  3. Dodò ha detto:

    Mamma mia che bontà! conosco quel profumino…quelle salsicce le mangerei tra due fette di pane casereccio! Questa ricetta è ottima per la raccolta, quindi metti pure il link (ti ricordo di inviare anche la mail!).
    Grazie e a presto!

  4. Daniela ha detto:

    Anch’io sono molto legata alle tradizioni della mia zona. Molto saporita la lucanica( sai come la chiamiamo in Veneto : “luganega” ). Ciao Daniela.

  5. Angela ha detto:

    Si Daniela, infatti il nome “luganega” deriva dal fatto che i soldati lombardi impararono a farla proprio dai soldati lucani. Ecco perchè è molto diffuso questo nome nell’area lombarda e veneta…un bacio

  6. hb ha detto:

    Cio’ che trovo commovente, in questo momento, sono le lacrime che mi scendono, anzi no quella è la bava :-) Al più presto provo anch’io!
    ciao

  7. Angela ha detto:

    @Donato:ahahahhaha

  8. Gaia ha detto:

    il profumino arriva fin qua…
    ;-)
    peccato non avere il camino..

  9. Grazia ha detto:

    Ciao Angela, é vero che ci si commuove a parlare di tradizioni e ricordi dei nostri nonni, poi soprattutto rivedere un caminetto con la “pignt” (A proposito cosa si stava cuocendo all’interno? Fave? Ceci? Fagioli? ;D ) e il o lu “trppit”.Voglio tornare a casaaaaa!!!! Scusa lo sfogo ;D. Ancora complimenti per i vostri blog.

  10. Angela ha detto:

    @Grazia:nono, nn stavo cuocendo niente nel “pignatidd”…era solo lì per coreografia ma…lo farò presto ;)

  11. giovanni ha detto:

    volevo gentilmente sapere quanto seme di finocchio devo mettere in 1 kg di carne.

  12. Angela ha detto:

    Ciao Giovanni, sinceramente non ne ho idea, io non la produco…. Ad ogni modo, sicuramente ne va pochissimo, perchè l’aroma dev’essere delicato e, se ne metti troppo, rischi di rendere la salsiccia troppo speziata.

  13. […] e saltato in padella con uova e verdure (scarola, spinaci).  Un consiglio? Provatelo anche cotto sotto la cenere: è […]

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